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domenica 18 gennaio 2015

Il panino del sabato sera: salsiccia e cipolla

Per tanti anni, nella mia famiglia il sabato sera si mangiava un panino, sia a casa o in un bar. Il mio preferito è sempre stato il panino di salsiccia.

Pensando a cosa potessi fare per cena, e visto che non volevo mangiare di nuovo gli spaghetti con le cozze, ho ricordato di avere due salsicce nel frigo da qualche giorno, e anche mezza cipolla. Cosa potevo fare? Non avevo altra opzione, bisognava mangiarle... Quindi ho pensato a questa ricetta da camionista, rassicurante e contundente.

Lo so, è una vera schifezza, unta e pesante. Ma è buoooono. Per un giorno, datemi il permesso. Giuro che mangio una carota per compensare.


Un panino vi guarda minaccioso.
Soccomberete alla tentazione?

Ingredienti
(per 1 persona)
2 salsicce
1/2 cipolla
1/2 baguette o un panino
1 pomodoro maturo
olio
sale

Preparazione
Tagliate la cipolla a fettine sottili e fatela appassire in una padella con un po' d'olio. Poi aggiungete le salsicce e cuocetele fino che non siano pronte.

Tagliate il panino a metà. Tagliate anche il pomodoro a metà e sfregatelo bene sul pane e buttate la buccia del pomodoro. In seguito, condite con sale e olio. (Se volete un panino ancora più lercio, veramente indecente, usate l'olio rimasto in padella.)

Per finire, sistemate la cipolla e le salsicce nel panino e... godetevi questo piacere proibito.

Variazioni
Se volete potete tostare un po' il pane, il panino viene più buono.

Potete anche fare il panino senza il pomodoro, ma io lo preferisco con. Che vi devo dire, in Catalogna raramente c'è un panino senza pane col pomodoro.

Potete usare due salsicce sottili, ma sempre in Catalogna, si usa la botifarra, un tipo di salsiccia catalano simile alla salsiccia a punta di coltello, che da tante soddisfazioni.

E Raffa mi dice di dirvi che se avete la cipolla fresca, è la morte sua.

giovedì 13 giugno 2013

Sardine alla griglia: ci vuole la ricetta?

Qual è il segreto delle sardine alla griglia? Io non avevo mai pensato che fosse necessario spiegare come si fanno le sardine arrostite. Ma mi sono accorto che, invece, non è tanto chiaro come pensavo...

La scoperta è avvenuta durante il pranzo conviviale di primavera del mio centro di lavoro in Francia. Una giornata dedicata alla condivisione coi colleghi di lavoro, un'opportunità di conoscere anche i colleghi di altre unità con i quali non ci si relaziona normalmente. E per quello si organizzano delle attività, come la competizione di bocce (forse non ci crederete ma la petanque, come le chiamano loro, è lo sport nazionale in Francia), il tiro con arco, e come piatto forte, la sardinade con delle sardine arrostite.

E stato appena morderle (io sono dell'avviso che le sardine alla griglia bisogna mangiarle con le mani, anche se Raffa e tanta gente non è d'accordo) ed esclamare "Ma non le hanno pulite!" Per carità, non è che non fossero buone, ma non è la stessa cosa. Anche se si tolgono le interiora con la forchetta ed il coltello, il loro sapore amaro si sente comunque. E siccome non è la prima volta che mi succede, vi spiego come si fa, tanto per essere sicuri.

PS: sono perfettamente cosciente che pulire le sardine per una cinquantina di persone non è un lavoro da niente, quindi nessuna critica ai cuochi della festa e tutto il mio ringraziamento.

Ingredienti
(per persona)
4-6 Sardine
Aglio e prezzemolo (opzionale)

Preparazione
Quando comprate le sardine assicuratevi che siano fresche, ovviamente. Chiedete al vostro pescivendolo se vi può pulire le sardine (pulirle è una rottura di scatole e ci vuole un po' di tempo). Da quello che ho visto queste cose cambiano da un paese ad un altro. In Spagna, per esempio spesso potete chiederlo (se non comprate troppe sardine) ma in altri posti non si usa.

Se purtroppo dovete pulire le sardine voi stessi, pensate di farlo appena comprate. E' una questione di igiene (oltre che di sapore). E' infatti sempre preferibile conservare il pesce già pulito, perché i visceri accelerano i processi di decomposizione e lo sviluppo dei microorganismi nel pesce stesso.

Vi spiego quindi il processo. Prima dovete squamarle e poi togliere le interiora. Anche se sembra che ci siano in giro diversi tipi di utensili e di coltelli per squamare il pesce, io mi arrangio passando un coltello normale dal lato senza filo sulla pelle delle sardine. Il movimento per squamare è seguendo la direzione dalla coda verso la testa, operazione che dovete fare nel lavello. Quando le sardine sono squamate e sciacquate, dovete pulirle ad una ad una incidendo lungo la parte ventrale (tagliate con un coltello dalla testa fino all'orifizio anale). In seguito introducete le dita nella cavità ventrale, tirate fuori i visceri e sciacquate la cavità. Poi lasciate le sardine a scolare.

E finalmente, la parte facile... adagiate le sardine su una griglia e fate cuocere per qualche minuto per ogni lato. Se vi va, potete aggiungere dell'aglio e del prezzemolo tritati. Servite le sardine calde appena cotte, fredde non valgono niente.

venerdì 12 aprile 2013

In Spagna c'è qualcosa che non va (II)

Qualche settimana fa mi chiedevo che cos'è che non va in Spagna, dove il cibo spesso non sa di niente. Quando uno abita lì, non se ne rende conto, il cibo sembra buono. Ma quando si va in Italia o Francia il sapore degli alimenti prende una dimensione completamente diversa e si scopre la verità.

Il perché di questo sproposito? Forse si può trovare nelle parole di Josep Pla, giornalista catalano del secolo scorso, nel suo libro El que hem menjat (Quello che abbiamo mangiato):

"Dovunque la cucina è peggiorata. Non c'è discussione possibile. In fin dei conti, tutto si è industrializzato. Il sapore delle cose è un altro. Le merci ed i piatti più svariati sono stati impaccati in virtù di processi della chimica più o meno ricreativa, ma crematistica, orripilante. La cucina come arte di lentezza, di pazienza, di morigeratezza, di calma, è scomparsa. Io vorrei sapere se si può fare qualcosa nel mondo, se non è in base a l'osservazione e alla calma. Tutto quello che non sia ubbidire questo principio è una pura fantasia per bambini delle scuole elementari. Ora si vuol fare una cucina chiamata rivoluzionaria. Alla cosa più tradizionale e più arcaicamente meditata, gli addossano questo aggettivo della più ripugnante demagogia. Prego, avanti, si accomodino nella cucina rivoluzionaria e ogni giorno mangeranno peggio. La cosa è tanto risaputa quanto chiara!"

Sapori persi grazie ai processi industriali. Quello che dico io: che c'entra la frittata di patate impaccata con quella vera fatta in casa? Con amore. Proprio niente. Alla fine, l'applicazione di processi industriali perfino alla coltivazione a portato ad alterare il sapore della frutta e delle verdure...

martedì 5 marzo 2013

Zuppa d'aglio

Oggi Raffa mi ha fatto vedere questo sito (è in inglese) sulle virtù dell'aglio e con alcune ricette da provare. Lei lo sa che sono una fan dell'aglio per tutte le sue conosciutissime e variegatissime proprietà. Solo che a volte sembra che sia in grado di leggere la mente. Proprio ieri ho cucinato la zuppa d'aglio! Infatti ieri sera il mal di gola mi stava uccidendo ed ho pensato di risuscitare questa vecchia ricetta dei nonni, per profittare delle proprietà antibiotiche dell'aglio.

(Ah! Oggi sto meglio, grazie!)

Ingredienti
(per una persona)
350 ml d'acqua
pane secco (una fetta, un quarto di baguette)
1 spicchio d'aglio
olio
1/2 dado
(timo)

Preparazione
Preparate il brodo con l'acqua bollente ed il mezzo dado (lo so, non è la stessa cosa farlo col brodo vero, ma questa è una ricetta per sfaticati!). Aggiungete lo spicchio d'aglio tagliato a fettine e sbollentatelo (uno o due minuti bastano). Se non avete il pane secco tagliato in fette, tagliatelo nel frattempo, per quanto possibile,  facendo attenzione a utilizzare un bel coltello (non usando un buon coltello adatto rischiate di romperlo e inoltre farvi del male). Sistemate poi il pane in un piatto fondo e versate un giro d'olio sopra. Se avete del timo, aggiungeteci anche qualche rametto. Finalmente, versate il brodino sul pane.

Zuppa d'aglio

sabato 2 marzo 2013

In Spagna c'è qualcosa che non va

Sì, devo dare ragione a Raffa, decisamente in Spagna c'è qualcosa che non va...

C'è una cosa che scoprì quando andai a vivere in Italia qualche anno fa. Se compri un barattolo di sugo di pomodoro lì, il sugo... sa di pomodoro!

Mo' che mi trovo in Francia per lavoro, ho scoperto che se compri una scatola di piselli surgelati in Francia (anche quelli che costano di meno), i piselli... sanno di pisello!

Ma se ti trovi in Spagna puoi comprare l'uno o l'altro, non fa niente, il risultato è sempre lo stesso: non sanno di niente!!